Shine On

Shine on – HOUSE OF LOVE

“Basta non ce la faccio più!” gridò Romina e sferrò un pugno contro lo specchio della sua camera che si sgretolò. Il dolore fisico andò a moltiplicare quello spirituale e quella sua vita, già da tempo arida e soffocante, in quel momento le sembrò un’indistruttibile morsa di amarezza.

Da anni era fidanzata con Pino, da quando era una ragazzina. I primi tempi non erano stati neanche male: lui era vitale e simpatico. Solo con il trascorrere del tempo si era resa conto che era solo un bastardo.

Aveva cercato di liberarsene, ma era stato impossibile. Dopo qualcuna delle sue stupidaggini, tornava da lei, come un agnellino e lei ci ricascava. Era poi diventata più adulta e le sceneggiate di Pino avevano perso l’effetto, ma nel frattempo suo padre era morto. Romina era la più grande delle tre figlie ed ogni giorno la madre le faceva notare che era ora che un altro uomo si occupasse della famiglia e Pino, che era figlio di un rozzo, ma abbiente, commerciante, era quello giusto per lei e per tutte loro.

Romina inorridiva all’idea, ma nemmeno le sorelle e le amiche le erano d’aiuto; purtroppo, bisogna dire in questo caso, Pino era anche un bel ragazzo, sempre ben vestito e profumato e, si diceva, anche gran amatore, così non c’era ragazza in paese che, minimo, non stravedesse per lui.

Da parte sua Romina aveva imparato che il bel ragazzo era solo un aspetto esteriore; lei aveva conosciuto il vero Pino, quello arrogante e manesco. Un autentico torturatore psicologico, ottuso e vendicativo, nonché pieno di sé. Anche le sue presunte arti amatorie erano un bluff, o meglio lo erano per lei, che doveva diventare una moglie, quindi accudire la casa ed i figli e non poteva essere trattata come una troia qualsiasi. Ecco perché Pino preferiva il letto delle altre donne, perché quelle là in fondo erano solo delle puttane ed a Romina non restava che qualche carezza e tante belle promesse per il futuro. Spesso lei aveva dato segni d’insofferenza, ma era stato tutto inutile, anzi Pino, che era un uomo e quindi non sottostava a nessun volere di donna, si era infuriato e le aveva messo le mani addosso, senza tanti complimenti.

Era arrivato il momento di dire basta.

Tempo addietro si era anche parlato sul serio di matrimonio, ma Romina aveva messo in chiaro che se Pino l’avesse nuovamente tradita, non se ne sarebbe fatto nulla. Il giovane aveva giurato e spergiurato, ma in cuor sapeva che nessuna di quelle parole corrispondeva a verità. Nel frattempo Romina aveva incontrato casualmente, sull’autobus che tutti i giorni la portava al lavoro, Carlo, un suo ex compagno di classe molto carino e simpatico.

Per la prima volta, il suo cuore cominciò, se non a scottare di passione, almeno a diventare tiepido e così gli sporadici incontri con Pino le apparivano ancor di più incubi terrificanti. Aveva poi sentito dire in giro che il suo ragazzo, a dispetto delle promesse, se la faceva con Giannina, detta molto amichevolmente “la pompinara” perché, si diceva sempre in giro, nessuna lo ciucciava come lei.

Un giorno Romina andò a cercare Pino al bar e, senza tanti giri di parole i presenti le fecero capire che il suo ragazzo era ad una convention amorosa con la ragazza dalla bocca di fuoco. Romina era decisa ad arrivare fino in fondo, così andò direttamente a casa di Giannina. Suonò alla porta più volte e solo dopo numerosi tentativi, la porca venne ad aprire. Era ovviamente seminuda. “Che cazzo ci fai qui?!” fu il suo gentile commento. Quell’atteggiamento volgare fece ulteriormente imbufalire Romina che entrò in casa come una furia. Non ci mise molto a scovare Pino, amabilmente steso sul letto, nudo, impegnato a fumare ed a fissare il soffitto. Quando la vide balzò in piedi. “Che cazzo ci fai qui?” gridò lui, a testimonianza della scarsissima fantasia che aleggiava in quella casa del peccato. La ragazza non proferì parola, ma disse tutto con il suo sguardo assassino. “Amore ti posso spiegare…” furono le prime imbarazzate parole di Pino, ma Romina gli voltò le spalle e di scatto se ne andò, sentì solo in distanza: “Siamo solo amici…” Giannina tentò di sbarrarle la strada. “Dove cazzo ti credi di essere?” le gridò, ma Romina le dette uno spintone e “la pompinara” rovinò a terra. In quel momento si sentiva una gran forza addosso, la forza di una donna che sapeva di essere dalla parte del giusto e, soprattutto, una donna che sapeva di essere, da quel momento, veramente libera.

Passata la rabbia, restava appunto l’amarezza del tradimento, una scottatura a cui non si trovava unguento per alleviarne il dolore. Romina sperava nel domani e non ascoltò le aspre critiche della madre, né guardò le facce stupite delle sorelle, alla notizia della sua rottura con Pino.

Sapeva già tutto. Sapeva che le amiche avrebbero fatto finta di capirla e di consolarla, ma sotto sotto erano felici, covando in segreto la speranza di poterla sostituire al fianco di Pino. A loro del resto non interessava prendere il suo posto nel cuore dell’aitante giovane, o nella sua alcova, ammesso che Romina ci fosse mai stata. Loro volevano solo diventare mogli riverite e madri rispettate, con una bella casa da far crepare d’invidia le amiche. Romina no, voleva l’amore, la stupida.

Ritrovò Carlo e capì subito che si trattava della persona giusta per lei. Si incontrarono sempre più assiduamente, anche se di nascosto, per evitare ulteriori scandali e problemi e finalmente la vita sembrò tornare un gioco piacevole. Pino, da parte sua, non aveva certo mollato la presa. Si era presentato inizialmente con il solito sorriso beota e quell’aria da micione a cui in fondo si perdona tutto. Visto il rifiuto di Romina era passato al cuore-spezzato in lacrime, quindi alle minacce di catastrofici eventi, per finire con un classico glaciale “tanto-di-te-non-mimporta-più-niente”, ma non era vero affatto. Pino incominciò a macinare piani di vendetta sempre più raffinati ed anche Romina sapeva che presto si sarebbe rifatto vivo.

Cercò anche di spiegare la situazione alla madre, ma era tutto inutile. Nulla riusciva a smuovere quella donna. Quando la figlia le raccontò delle botte, il suo commento fu: “Cosa vuoi che sia un ceffone ogni tanto! Sai tuo padre quanti me ne ha dati…” e, quando seppe dei tradimenti, rimproverò la figlia, imputandole la colpa di essere stata troppo distaccata con Pino. Era naturale che lui poi cercasse un po’ di calore fra altre braccia. Ormai era rimasta da sola contro l’astio di tutti, e l’unica persona che riuscisse a darle di nuovo ottimismo era Carlo. Pensò che un giorno avrebbe avuto anche lei una vita normale; Pino, sua madre, le sorelle, le amiche, sarebbero scomparse dietro la felicità che sicuramente avrebbe fatto parte del suo futuro.

Pino però, anche se temporaneamente scomparso, non l’aveva certo dimenticata e stava per ritornare in scena nella maniera più eclatante.

Una sera Romina era nella sua camera ed all’improvviso la sorella più piccola entrò gridando: “Vieni a vedere, vieni a vedere, è incredibile!” Non riuscì a capire subito che cosa eccitasse tanto la ragazzina e non capì nulla neanche quando vide Pino in televisione. Lei non amava i varietà, preferiva i film d’amore od al massimo i libri, quindi non sapeva che Pino era ospite in uno degli show di più grande successo della stagione: “Torniamo insieme”. Pensò ad uno scherzo, poi intuì la tragicità degli avvenimenti quando udì il racconto di Pino, con tanto di lacrime, davanti ad un presentatore compiacente e milioni di telespettatori.

Il suo era in pratica un disperato appello all’unica persona che avesse mai amato in vita sua: Romina. Disse di averla pregata in ginocchio, di aver fatto tutto per lei, addirittura di averla scoperta a letto con un altro e di averla anche perdonata, ma lei niente. Gli aveva detto freddamente e seccamente che tra loro era tutto finito, che per lei era stato tutto solamente un puro e semplice divertimento. Lui però non riusciva a starle distante e se questa cosa fosse durata ancora a lungo, avrebbe potuto anche farla finita, irrevocabilmente. Il suo racconto s’interruppe perché Pino quasi si soffocava nei singhiozzi. Il presentatore, con tono grave, guardò dritto nella telecamera e, attraverso quella, negli occhi della ragazza e, dopo una serie impressionante di banalità, pregò: “Tornate insieme”.

Romina barcollò: quel lurido bastardo l’aveva inchiodata e non aveva importanza che nulla di tutto ciò che aveva raccontato fosse vero, perché l’aveva detto in televisione e chi l’aveva ascoltato gli aveva certamente creduto. Le sue sorelle già la guardavano con odio e con le lacrime agli occhi, l’avevano già condannata. Il telefono squillò per ore: erano amiche, parenti, conoscenti e sconosciuti che le volevano dare dei consigli, rimproverarla, vituperarla. Non fu nulla rispetto a quello che le disse la madre quando rientrò a casa. Le dette della cagna e della puttana, le disse che si vergognava ad avere una figlia così e si chiedeva come potesse tenerla ancora in casa.

Quella notte divenne un incubo: non dormì pensando a che cosa dovesse fare, meditò di uccidersi, o di ammazzare Pino, di cercare Carlo e di fuggire, di fuggire da sola; ogni soluzione le appariva però come un vicolo cieco, ma il giorno dopo fu anche peggio: le persone la scrutavano, poi parlavano sottovoce, si davano di gomito, poi scuotevano la testa o ridevano. Sentì anche qualche feroce commento ad alta voce, ma la cosa che le fece più male fu non vedere Carlo.

Si era impaurito forse, oppure si vergognava. Era disperata. Pino invece tornò a casa nel tripudio generale e, quando la sua auto si arrestò davanti a casa, decine di persone gli corsero incontro, lo salutarono e lo omaggiarono. Qualche ragazza piangeva, altre gli lanciarono dei fiori. Romina doveva decidere che cosa fare della sua vita.

Sua madre le aveva dato l’ultimatum: o sposi Pino o te ne vai di casa, non poteva reggere ad un tale scandalo. Per l’ennesima volta squillò il telefono, Romina però sentì dentro di sé che doveva andare a rispondere e lo fece: era Carlo. Alla ragazza sembrò di ritornare alla vita, ma ciò che doveva imparare da lui rischiò di affossarla per sempre.

Carlo era stato via ed al suo rientro aveva saputo ciò che era accaduto ed era anche stato minacciato più volte, ma non gli importava nulla, perché durante la sua trasferta, così segreta ed improvvisa, gli avevano comunicato che era molto malato e che non gli sarebbe restato molto da vivere. L’inferno tornò a bruciare intorno a Romina, ma volle ostinatamente vedere Carlo per l’ultima volta.

Il loro incontro fu molto dolce e particolarmente sensuale; più che un addio parve ad entrambi una “prima volta”.

Il giorno dopo con decisione Romina telefonò a Pino e gli comunicò di essere pronta a diventare sua moglie. Il sereno tornò immediatamente a casa sua: sua madre impazziva dalla gioia, le sorelle piangevano dalla commozione ed anche Romina non sembrava affatto addolorata, anzi era del tutto tranquilla e cordiale.

Naturalmente anche la televisione fece la sua parte ed il presentatore di “Torniamo insieme”, con orgoglio, annunciò che quello fra Pino e Romina era stata la sessantatreesima ricongiunzione fra ex-innamorati riuscita. Rapidamente arrivò anche il giorno delle nozze dove le due famiglie non badarono a spese e dove presenziarono le telecamere di uno altro programma dal grande indice di ascolto: “Il giorno più bello”.

Romina era bellissima nell’abito bianco e, quando arrivò in chiesa, la gente la applaudì e gridò il suo nome. Lei sorrise a tutti, anche a Giannina “la pompinara”, che scollatissima e scosciatissima era in prima fila. Romina sapeva che la sera prima aveva partecipato alla calda festa di addio al celibato del suo futuro maritino, ma non le importava nulla. Quando si sedette di fronte al sacerdote, guardò Pino, che aveva un espressione tronfia e soddisfatta. “Ce l’ho fatta, ti ho fregato”, sembrava dire.

Lei sorrise, per ricambiarlo e si accarezzò il grembo, dove teneva custodito il frutto dell’amore di Carlo.

Chitarre Western
Bitter Truth