IN ITALIA L’ULTIMO LAVORO DI PRINCE

IN ITALIA L’ULTIMO LAVORO DI PRINCE

Con un album a sfondo sociale e religioso l’artista poliedrico torna sulle scene

ROMA – Dopo aver celebrato i piaceri del sesso, essere diventato testimone di Geova e coraggioso paladino della guerra alle multinazionali discografiche, Prince torna alla musica con ‘Rainbow Children’.

L’album, uscito in sordina circa un mese fa e poi scomparso dalla hit parade americana, è diviso in 14 capitoli ed è stato registrato negli studi di Paisley Park a Minneapolis, da anni quartier generale del visionario folletto che da 20 anni detta legge nel panorama pop-rock internazionale. Già da ottobre gli iscritti al New Power Generation Music Club – sito web dal quale l’artista formalmente noto come Prince parla ai suoi fan di religione, pace, armonia universale, ma vende anche magliette, cappellini e gadgets vari – hanno potuto ascoltare e scaricare i brani di ‘Rainbow Children’: da ‘The Work Pt. 1’ a ‘Family Name’, ‘Muse 2 the Pharoah’, ‘Digital Garden’, ‘She Loves Me 4 Me’ e ‘Adore’. Un album definito dai suoi ‘seguaci’ una “bomba”, un “capolavoro” nel forum del sito in cui abbondano appassionate dichiarazioni di “eterno amore e gratitudine” nei suoi confronti. In Italia il disco è distribuito da un’etichetta che cura dischi d’importazione.

Esaurita la vena ‘anti-tabù sessuali’, ora il 42enne artista americano si immerge coraggiosamente nella zona proibita della fede, dissertando di pace e condannando l’ipocrisia, il razzismo, il sessismo e la bancarotta spirituale in questa che si può definire la sua più forte denuncia sociale e religiosa dai tempi del capolavoro del 1987, ‘Sign O’ the Times’. Tutto questo senza tuttavia abbandonare la sua brama di funk e di ritmi ‘bump-and-grind’.

‘Rainbow Children’, che predica la salvezza dalla mediocrità in una alternanza di riferimenti biblici e sonorità sensuali, segue ‘Rave Un2 the Joy Fantastic’ del 1999, che ha segnato il debutto di Prince con la Arista dopo l’infelice rottura con la Warner Bros.

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