COCCIANTE A MOSCA CON IL SUO MUSICAL “NOTRE DAME DE PARIS”

Un opera classica con tecnica e linguaggi moderni per mietere nuovi successi in Italia e all’estero

MOSCA – Non entrare lentamente nella morte, non invecchiare e morire cantando per la milionesima volta ‘Bella senz’anima’ o ‘Margherita’, le canzoni che tanti anni fa rivelarono Riccardo Cocciante prima in Italia e poi all’estero. Da questa rivolta contro decadenza e morte è nato l’uomo nuovo che miete successi in tutto il mondo e si accinge a farlo anche a Mosca dove debutta il suo musical ‘Notre Dame de Paris’.

La messa in scena del musical appare qui come la sfida europea all’egemonia angloamericana in questo genere

. «È brutto invecchiare da cantanti, crescendo nel mio lavoro mi sono chiesto: dove posso arrivare? Ho trovato questa alternativa, più alta tra tutte quelle possibili: comporre un’opera complessa, ma con il mio stile, la mia coerenza, la mia riconoscibilità», dice Cocciante in un’intervista nel corso della quale riassume la poetica che sta alla base dei progetti futuri.

Dopo Victor Hugo e ‘Notre Dame’, un altro autore francese, come Antoine de Saint-Exupery, verrà proposto da Cocciante. A ottobre andrà in scena a Parigi il ‘Piccolo principe’, un musical che è musicalmente già concluso. Sto lavorando a un’opera italiana di cui ho cominciato a scrivere alcune arie, ma sono solo all’inizio», dice. – A proposito di ‘Notre Dame’ i giornali russi scrivono che si tratta di un musical francese di cui è autore – dicono – un francese chiamato ‘Richard’ Cocciante. C’è un pò di confusione circa la sua origine. «Come artista sono nato in Italia, ma un artista non si deve fermare in un posto.

La Francia è più aperta dell’Italia nella costruzione del nuovo, e poi per fare una commedia musicale occorrono grandi investimenti

e aperture mentali che in Italia non ho trovato. La sfida è stata vinta, dopo ‘Notre Damè sono stati proposti altri dieci musical di cui due di grande successo», risponde. – Intende dire che nell’epoca della globalizzazione la musica francese può avere più udienza di quella italiana? «L’ideale è unire alcune conquiste francesi alla grande tradizione italiana. Parigi è diventata la terza capitale mondiale del musical, al terzo posto dopo New York e Londra. La mia caratteristica è che evito di scrivere la musica alla maniera degli anglosassoni, io sono uomo mediterraneo che guarda alla grande tradizione italiana.

L’opera classica rispecchia il suo tempo e non avrebbe avuto senso tentare di risuscitarla. Ho pensato che in quel canone bisognava inserire tecniche e linguaggi dei moderni, ecco,

ho voluto Notre Dame molto lirica, ma attraversata dall’elettricità che amplifica e crea effetti che non esistevano ai tempi di Verdi

».

Lei è nato a Saigon, in Vietnam, da padre italiano e da madre francese. Quanti anni aveva quando ha cominciato a studiare musica? «Non ho mai studiato musica, sono un autodidatta. La mia prima espressione è stata il canto, poi sono arrivato alla composizione. Non studiavo, anche se in casa ero circondato da musicisti. Mia zia suonava il piano, anche mio fratello suonava, ma paradossalmente mi sono affermato io che non mi applicavo nello studio». – Si stenta a credere che un lavoro complesso come una commedia musicale sia stato realizzato da un autodidatta «Eppure è così. La musica è tutta la mia vita. Comporre ‘Notre Dame’

è stato più facile che comporre ‘Bella senz’anima’, perché l’armonia la sentivo già dentro

, avevo bisogno solo di fermarla e darle una struttura». «I miei amici si stupiscono perchè trovo soluzioni dove altri – che hanno studiato e conoscono le tecniche – non riescono a vederne. L’artista chi è? È uno che riesce a tradurre in realtà i sogni, è quello che faccio io scrivendo musica».

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