Ridare Ai Nostri Fiumi Un Percorso Naturale

(…) dalle prime analisi pluviometriche (…)

Cioè, sulla base di questi dati, il nostro fiume è stato soggetto. nel recente evento meteorologico, ad un carico di portata idrica un po’ sopra la metà di quello del ’94, e ciò nonostante, siamo giunti alla soglia di una nuova disastrosa alluvione. Come dire che con una portata pari o anche un poco inferiore a quella di sei anni fa, saremmo andati di nuovo a bagno. E tutto ciò dopo aver speso fior di miliardi, con I’assicurazione dei progettisti, che saremmo stati al sicuro da eventi alluvionali con un tempo di ritorno di 200 anni, sufficiente al contenimento di una piena almeno pari a quella dei’94.

Abbiamo poi constatato, per I’ennesima volta, che sono stati sufficienti tre giorni di pioggia continuata per mandare in crisi il nostro sistema idrico. Ciò denota ancora una volta che i veri mali del nostro territorio non sono stati

curati. E non ci raccontino per piacere la solita storiella della mancata pulizia degli alvei e alla necessità di dragare i fiumi. Il letto del Tanaro, tra Asti ed Alba, è mai stato così basso, e il fiume corre quasi sempre sulla marna, risultando così canalizzato da aver incrementato considerevolmente la propria velocità di deflusso. La verità è che al nostro fiume sono state sottratte nel corso degli ultimi decenni tutte le aree naturalmente vocate per compensare le piene, quali meandri e lanche morte, chiuse dall’uomo con argini artificiali senza alcun valido motivo. Come diretta conseguenza, queste aree di golena, così «liberate» dall’influenza diretta del fiume, sono state accaparrate dagli avidi confinanti, che dopo averne innalzata la quota, le hanno utilizzate per coltivazioni intensive, chimico-dipendenti e lautamente finanziate dalla CEE, o impermeabilizzate per insediamenti vari. Contestualmente sono stati messi in sicurezza tutti gli affluenti, con interventi consistenti essenzialmente nella canalizzazione degli alvei con estirpazione della vegetazione spontanea. In tal modo, oltre a privare i torrenti del naturale consolidamento spondale, si è accentuata la loro torrentizzazione , con la conseguenza di accelerare pericolosamente la velocità di deflusso dell’acqua meteorica dai bacini collinari verso il ricettore maggiore, accentuando la propagazione dell’onda di piena insieme con

il rischio di rotture degli argini.

E pensare che sarebbe stato sufficiente prestare attenzione alle esperienze europee, ascoltando per esempio quanto era emerso durante il convegno organizzato dal Comune di Asti l’11 febbraio 1995, durante il quale I’ing. Zeh, specialista nella gestione dei bacini fluviali, spiegava che in Svizzera, a partire dagli anni ’80, la filosofia degli interventi di sistemazione idraulica segue il principio di trattenere I’acqua il più a lungo possibile, creando adeguate superfici e/o aree di ritenzione. I corsi d’acqua non vengono più rettificati, né ristretti, ma, al contrario, si permette loro di assumere il naturale andamento divagante. Vengono sostituite le strutture di contenimento spondale in cemento o in pietra con nuove sistemazioni a verde di ingegneria naturalistica, tali da rallentare lo scorrimento dell’acqua e consentirne il ripopolamento florofaunistico della fascia ripariale. Tutti gli interventi sui corsi d’acqua devono quindi adeguarsi ai principi naturalistici, tenendo presente le esigenze della flora, della fauna e dell’uomo.

Questo succede in Europa; e da noi?

arch. Vittorio Fiore, esperto di ingegneria naturalistica

Ridare ai nostri fiumi un percorso naturale

LA STAMPA 8/11/2000

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