Scala: una gustosa stagione lirica

Il programma del Teatro alla Scala per l’anno 2007/2008 è sulla carta il più soddisfacente che sia stato proposto da molti anni. Si apre con un’eccitante proposta, Tristan und Isolde, di Wagner, con la direzione di Daniel Barenboim e la regia di Patrice Chèreau; un’opera seria, bellissima e lunga lunga, che metterà in travaglio sarti e ministri che affollano la prima di Sant’Ambrogio. Poi un Puccini, meno frequentato di altri, e cioè il trittico Suor Angelica, Il tabarro, Gianni Schicchi, con la regia di Luca Ronconi, che avrà agio di sbizzarrirsi in allestimenti che prevedono epoche diverse.

Anche il duetto, Bela Bartòk con Il castello del duca Barbablù e Luigi Dallapiccola Il prigioniero, con la direzione di Daniel Harding e la regia di Peter Stein è una graditissima sorpresa: si tratta di due capolavori del Novecento che mancano da lustri e lustri alla Scala. Più presente, ma comunque molto gradita è anche l’altra proposta novecentesca, il Wozzeck di Alban Berg, nell’allestimento di Jürgen Flimm e la direzione di Daniele Gatti. Il terzo titolo novecentesco infine è assai curioso, il Cyrano di Bergerac di Franco Alfano, perché credo che sia dal 1936, anno in cui l’opera fu data al Teatro di Roma, che nessuno l’ha più vista; quindi giudicheremo se la riproposta… era da riproporre.

Punto interrogativo anche sull’opera contemporanea, 1984, di Lorin Maazel, che finora abbiamo sempre apprezzato come direttore d’orchestra; immagino che l’abbia tratta dal celebre romanzo di Orwell. Poi, come ultima novità, si fa per dire, l’Andrea Chénier di Giordano, che data l’età media dei frequentatori scaligeri (tra i sessanta e i novanta ben portati) ognuno di noi avrà già visto quaranta volte; tuttavia l’allestimento non è banale perché affidato a quel Terry Gilliam fondatore dei Monty Python. Infine le riprese: ahimé la Bohème zeffirelliana di Puccini, indubbiamente bella ma riappare ogni due anni; stavolta diretta da Gustavo Dudamel; ritorna nel bruttissimo allestimento di Graham Vick (quell’insopportabile scatolone…), il Macbeth di Verdi, per fortuna con un cast notevole, Violeta Urmana e Leo Nucci, e alla direzione Kazushi Ono, e la Maria Stuarda di Donizetti.

In ultimo, quasi a sdrammatizzare, il frivolo entra nel tempio melodrammatico per eccellenza, ed ecco La Vedova allegra di Franz Lehar, già sdoganata da tempo dal grande Karajan, quindi pas de scandale, ma solo un po’ di noia. L’abbiamo tutti vista in tutte le salse, anche cinamatografiche. Allora in tale repertorio si poteva pescare qualcosa di meno usato, qualcuno dei tanti Offenbach, oppure guardare finalmente anche al Musical, promesso da anni e sempre rinviato. Comunque, giudizio positivo sulla stagione di Stèphane Lissner.

di piero gelli Scala: una gustosa stagione lirica

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Never Understand
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