Perizie sulle Fiere, per fortuna c’è il mercato

Editoriale

Il dibattito sulla crisi delle Fiere e sul futuro del polo espositivo reggiano si sta avvitando in un susseguirsi di polemiche e di insinuazioni senza costrutto. Il caso più evidente è quello relativo al valore dell’area di via Filangieri. L’emergere in extremis di una nuova perizia, chiesta dal commissario giudiziale, che attribuisce a quei terreni un valore sensibilmente più elevato rispetto a quello ipotizzato nei documenti predisposti dal consiglio di amministrazione, ha fatto gridare allo scandalo. La tesi è che la nuova perizia abbia mandato a monte i piani di chi voleva svendere l’area della Fiera per fare un favore a qualcuno, non si sa bene chi.

A parte la gravità e l’indeterminatezza delle accuse, altri aspetti suscitano molte perplessità. Si prendono come termine di paragone i prezzi di compravendita di altre aree. E questo è comprensibile. Ma si dimentica il contesto. Si dimentica ad esempio che ancora un paio di anni fa i più importanti soggetti della nostra economia si sfidavano per promuovere nell’Area Nord progetti da centinaia di milioni di euro, mentre oggi quei progetti sono in freezer.

Ma soprattutto si dimentica che il valore di un bene non è determinato da una perizia, ma dal mercato. I valori fissati sulla carta devono confrontarsi con la domanda. E nei concordati preventivi in genere i primi ad essere prudenti sono proprio i commissari giudiziali. Quello di Orion ha tagliato il valore dell’attivo indicato dall’azienda di oltre 12 milioni di euro (meno 18%); quelli della Cooperativa Muratori di Reggiolo addirittura di 98 milioni (meno 47%). Vendere un bene con una base d’asta elevata non è garanzia di portare a casa una somma maggiore con cui rimborsare i creditori. L’ex stadio Giglio andò all’asta la prima volta nel marzo 2010 a 6 milioni di euro, ma non si presentò nessuno. Il prossimo 5 dicembre si apriranno le buste della terza asta. Nel frattempo la base è scesa a 3 milioni e 650mila euro (meno 39%). La morale è semplice: sulla carta si può scrivere quello che si vuole, ma poi bisogna vedere se c’è qualcuno disposto a pagare quella cifra. Vale anche per l’area di via Filangieri.

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