Madesimo – Giochi di luce e riflessi d ombre

Giochi di luce e riflessi d’ombre

Da quando la tecnologia digitale ha reso tutto più semplice, i segreti della camera oscura sono ormai storia. Iniziai a fotografare con una Comet II, acquistata nel 1954 dal fotografo Ferri Rigamonti che mi fornì oralmente le istruzioni pratiche raccomandandomi di “tenere il polso fermo e premere lentamente il pulsante dello scatto”. I soggetti che sono proposti si son voluti far fotografare o meglio è il risultato di una serie di concomitanze imponderabili. I racconti sono l’unione fra storia e fantasia, ma quando le ombre ti avvolgono è meglio rifugiarsi nella fantasia!

IL SERPENTONE

Quando le famiglie contadine trascorrevano l’estate in montagna con gli armenti, i nonni la sera, raccontavano ai piccoli storie di folletti, di briganti e di animali, lupi, orsi e serpenti che abitavano nei boschi. Un metodo pedagogico mirato per incuterne quel tanto di paura perché non si allontanassero da casa, se non percorrendo sentieri sicuri. Negli anni immediatamente dopo la seconda guerra mondiale circolò la voce della presenza di un grosso serpente nel bosco sopra Pianazzola. Si fecero squadre di ricerca ma non si trovò nulla. Qualche tempo dopo un furioso incendio si sviluppò nella zona. Non fu facile per i pompieri domare le fiamme, sta di fatto che da allora non si parlò più di serpenti. La foto proposta è stata scattata a Uschione in località “Alla Piana” nella tarda mattinata del 22 agosto del 2010. Che siano questi i serpenti che evocavano i nonni?

LA POZZA DEL BOVE

La foto, scattata il 24 aprile del 2009, alle ore 11, nei pressi della cappella ristrutturata dagli eredi Peducchi, propone il volto di un bove che si abbevera sfiorando l’acqua. Guardando attentamente il collo, dove di solito appoggia il giogo con il campanaccio, emergono tre soggetti: due bimbe e un diavoletto. Una signora del luogo mi raccontò una storia che ha dell’incredibile. “Quando ero piccola, disse, sentii narrare una strana storia. A Bodengo viveva un uomo posseduto dal demonio che, con comportamenti e parole, aveva gettato il panico nella popolazione. Per cercare di porvi rimedio, il prevosto propose di sottoporre l’indemoniato al rito di esorcizzazione. Tenendolo per mano, due bambine, simbolo della purezza, lo condussero in chiesa, dove il sacerdote iniziò il rito. Sul sagrato la gente attendeva in preghiera. Improvvisamente si levò un grande urlo che poco aveva di umano e quando il portone si aprì, uscì un uomo nuovo”. Il diavolo, si sa, non accettò la sconfitta e ancora oggi, quando il vento scompiglia violentemente gli alberi, si dice che ritorni a intimorire la valle.

LA FRANCESINA

Come avrà fatto Marc’Antonio Lumaga a guadagnarsi la credibilità sui mercati europei? Il contesto politico ed economico della seconda metà del 1500, scosso da frequenti scontri bellici e da una grave crisi finanziaria in tutta Europa che portò a Milano il fallimento delle principali banche (1581- 1585), convinse il Lumaga a investire nel settore della ristorazione, seguendo le truppe francesi, per fornire ai soldati di rango buon cibo, vino, un materasso e

buone compagnie. Un’attività redditizia che portò nelle sue tasche gran parte della paga che i soldati ricevevano dal re. Arrivò a sostituirsi ai banchieri prestando denaro alla casa reale in cambio di gioielli e opere d’arte. In una cantina di Bordeaux incontrò Nicole. Era la

fiduciaria degli interessi del governatore della zona. Era bella, giovane, brava, sveglia e aveva buone conoscenze a corte, cosa che gli tornò utile per ottenere dal sovrano le credenziali per operare in diversi settori dell’economia europea. Considerata la posizione strategica dalla Bregaglia, che favoriva il transito delle merci nel centro Europa, Marc’Antonio e Nicole progettarono un piano che prevedeva l’apertura di una lussuosa taverna che fosse anche un punto strategico per gli scambi. Qui i commercianti bisognosi di liquidità potevano ricevere denaro pagando in anticipo con merce, gli interessi passivi. Nicole organizzò tutto alla perfezione e la taverna “al gallo d’oro” divenne un ambiente ricercatissimo tanto che ogni sera registrava il completo e gli affari erano floridi. Anche la sera 18 agosto del 1618 la taverna era al completo e la gente scrutava il cielo sperando che la pioggia cessasse per riprendere il viaggio. Un grande boato avvolse la valle e la città di Piuro sparì sotto le macerie. Marc’Antonio l’anno seguente raggiunse Nicole mentre

il suo impero economico passò ai cinque figli.

IL PALAZZO DI BELFORT

Al Belfort andai il 22 novembre del 2006 dopo le 13.30, con l’intento di rintracciare, fra i ruderi del palazzo, una traccia dell’antica Piuro. La giornata era illuminata da un sole pallido filtrato dalla nebbiolina autunnale che irradiava una luce soffusa. Scattai una cinquantina di foto. L’analisi al computer, salvo lo sguardo innamorato fra un soldato grigionese e una giovane ragazza, un volto di Bacco, scolpito sulla roccia sovrastante, visibili con un po’ di attenzione, non diede le risposte che aspettavo. Invece mi colpirono due foto scattate con luce naturale. Con una funzione Photoshop le illuminai e si rivelarono: un volto in atto di urlare e un mercante, forse siciliano, in attesa di riprendere il viaggio con il suo destriero. Approfondii la ricerca e dall’ombra affiorarono altri volti fra i quali: la francesina.

Foto e testi di Marco Sartori

Valchiavenna Vacanze Magazine #34

What A Wonderful World
The Passenger